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Sistema di espulsione a molle

2

Paracadute

3

Motori di controllo Ala di Rogallo

4

Elettronica per il controllo di missione

5

Alette stampate in 3D

6

Motore

  • 2000 ore di lavoro

  • 7kg di massa totale

  • 550km/h velocità massima

  • 2m di lunghezza

  • 1300m Apogeo raggiunto

Viste le difficoltà avute con il sistema d’espulsione nel lancio di Hermes V0,  si è deciso di ritentare a Novembre 2019 con due lanci gemelli. In questo missile si decise di cambiare il metodo d’espulsione, passando da un sistema a molle a uno a CO2 compressa. Altre modifiche riguardavano la fabbricazione dell’ogiva e delle alette, ora fabbricate in Nylon caricato carbonio o Mk Carbon dal nostro partner MarkOne . La taglia del motore e dell’apogeo raggiungibile erano invece simili a quelle del lancio di V0.

Dei due lanci previsti, solo il primo è stato effettuato a causa di un meteo sfavorevole. Questo primo lancio ha presentato un malfunzionamento nel sistema d’espulsione. Un’analisi del video della GoPro di bordo, sopravvissuta allo schianto, ha rivelato che l’elettronica aveva correttamente individuato l’apogeo, ma che il sistema d’espulsione non aveva funzionato.

Il nuovo sistema d’espulsione prevede una valvola, progettata completamente internamente all’associazione, attivata da un servo motore. Questa permette che la CO2 presente nelle due bombolette in pressione si diffonda nel vano paracadute, aumentandone la pressione. Per l’effetto di quest’ultima l’ogiva, inserita nella fusoliera ma non fissata in alcun modo, viene egettata.

Collegata ad essa un primo paracadute di piccole dimensioni, chiamato drogue, stabilizza il velivolo e inizia a rallentarlo. In seguito, un thermocutter libera il velivolo dal drogue, estraendo nel processo il paracadute principale, che nel lancio di Novembre era un cruciforme di 10 m^2.

L’elettronica è uno degli elementi indispensabili del missile, che svolge le importanti funzione di:

  • Leggere e salvare localmente la telemetria, necessaria all’analisi post-missione
  • Inviare il comando di sgancio dell’ogiva, per l’estrazione del primo paracadute pilota
  • Inviare il comando che rilascia il drogue, aprendo il paracadute main

Nella figura qui accanto è mostrato il Death Stack, un set di schede disegnato dal team per svolgere questi compiti nel modo più efficiente e veloce possibile.

Si è scelto un design modulare per permettere ampie variazioni e flessibilità, a seconda dei test che si vogliono svolgere a bordo.

Il sistema viene alimentato con una batteria ai polimeri di litio e, nella sua versione standard contiene:

  • 3 IMU (accelerometro, giroscopio e magnetometro) per il riconoscimento dell’assetto
  • 3 sensori di pressione, per rilevare l’altitudine
  • 1 sensore di temperatura, per calibrare i sensori di pressione
  • 3 mezzi ponti H, per pilotare generici carichi resistivi o induttivi, fino a 6 ampere ciascuno
  • un trasmettitore zigBee a 868Mhz per inviare telemetria e ricevere comandi da terra
  • un GPS con antenna attiva, per la ricostruzione della posizione
  • un processore STM32F427ZI con ram esterna, per la gestione della telemetria, il logging e gli algoritmi di riconoscimento dell’apogeo.
  • miosix, il sistema operativo real time sviluppato all’interno del politecnico, per la sincronizzazione dei task e la condivisione delle risorse.